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La quarantena e gli obiettivi professionali – Alessandro Mazzù

Non per tutti la quarantena è stato uno stravolgimento della daily-routine, per alcuni per esempio non esiste un vero e proprio “prima e dopo” lavorativamente parlando. Uno di questi è Alessandro Mazzù, consulente e formatore di digital marketing.

Lo abbiamo intervistato ed ecco cosa ci ha detto:

Di cosa ti occupi?

Sono un consulente e formatore di digital marketing. Questo vuol dire che lavoro con aziende e professionisti per indicare loro, dopo aver analizzato la situazione, la strada da percorrere per raggiungere gli obiettivi prefissati attraverso l’analisi di specifiche metriche di misurazione. Ho scritto 5 libri e partecipato ai principali eventi sul digital in Italia. Ho anche un podcast su iTunes e Spotify. Insomma, mi tengo occupato.


Quanto la quarantena ha effettivamente influito sul tuo lavoro?

Quasi per nulla. Ho sempre lavorato utilizzando gli strumenti messi a disposizione dal web. Ho sempre fatto videoconferenze con i clienti, visto che questi sono disseminati in giro per l’Italia. Soltanto la parte di formazione ha risentito un po’ di questo periodo di quarantena. Ho risolto però, nella maggior parte dei casi, utilizzando strumenti per fare formazione a distanza. Quindi, davvero, dal punto di vista professionale, non ho risentito di alcun effetto negativo.


Cosa stai facendo per tenerti impegnato?

Lavoro. Lavoro come ho sempre fatto. Essendo un libero professionista ho sempre lavorato a casa o in giro nei coworking, sui treni, etc. In questo periodo, ovviamente, sto lavorando soltanto a casa. Inizio alle 9:00 e concludo spesso intorno alle 20:00. In alcuni casi ho lavorato con colleghi anche fino a notte fonda. Non ho quindi dovuto escogitare metodi alternativi per occupare il mio tempo.

Ti sei preposto degli obiettivi per questo periodo di quarantena?

Sono sempre solito prefiggermi obiettivi professionali e obiettivi legati alla mia persona. Migliorarsi sotto ogni aspetto credo che dovrebbe essere un obiettivo di chiunque. Gli obiettivi professionali in questo momento sono gli stessi del periodo pre-quarantena. Sono legati soprattutto ai miei clienti e ai loro obiettivi aziendali. Durante questo periodo ho completato tutti i compiti che mi ero prefisso nei tempi stabiliti. Ho anche vissuto maggiormente la casa apprezzandone molti aspetti che prima conoscevo poco, passandoci davvero poco tempo.


Come prevedi il tuo ritorno alla normalità?

Non sapendo ancora quando si potrà tornare alla vita di tutti i giorni è difficile fare previsioni. Immagino, semplicemente, di uscire di casa e tornare a prendere i soliti treni che mi portano in lungo e in largo in giro per l’Italia. Poter partecipare nuovamente agli eventi e, finalmente, incontrare le persone. Ecco, forse la mancanza di contatto umano – che lo schermo del computer o del telefono non possono soddisfare – è la cosa che più di tutte apprezzerò quando si tornerà alla normalità.


Cosa ti ha insegnato questa quarantena?

Principalmente ha confermato quello che immaginavo. L’Italia non è una nazione pronta per le innovazioni. Si è parlato di smart working come se fosse una rivoluzione a tal punto che le aziende non sapevano come organizzarsi in questa direzione o comunque facendo fatica ad adattarsi. Ho avuto conferma che in Italia le persone fanno fatica a comprendere anche i concetti più elementari come quello del ‘restare a casa’. Ho visto persone online dare il peggio di sé utilizzando in modo sbagliato i social e contribuendo a comunicarsi male. Ho visto aziende e professionisti che continuavano a voler vendere nonostante il periodo. Insomma, questa quarantena ha messo in evidenza il peggio da tanti punti di vista.

Grazie a Alessandro Mazzù(qui puoi leggere tutte le altre interviste), se ti è piaciuto questo articolo faccelo sapere e seguici su instagram @zuzuwork 

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